lunedì 7 agosto 2017

Chiese Veneziane - S. Pantalon (Dorsoduro, 3703)

Pre-scriptum: sarà necessario in futuro aprire una discussione sul fatto che alcune chiese di Venezia sono accessibili solo a pagamento (soprattutto quelle della Fondazione Chorus, i moderni mercanti del tempio, la quale è persino pronta a vietare di avvicinarsi al Santissimo ai fedeli che intendono pregare, qualora non vogliano versar loro l'obolo), trattando i templi di Nostro Signore quindi da musei, aperti anche e soprattutto ad apostati e infedeli, e non da luoghi di culto (quali effettivamente sono), quando i modernisti che le hanno in ciò trasformate sono i primi a rovinarne il patrimonio artistico con le loro innovazioni protestanti, iconoclaste, antiartistiche e pauperistiche (vedasi a proposito la foto-denuncia dell'altare moderno poco più in basso)!
Pollutum est nimirum sanctum Dei templum! (Historia Jerosolimitana)
Spelunca latronum facta est domus ista in qua invocatum est nomen meum! (Jeremias VII, 11)

La Chiesa di S. Pantaleone martire (vulgo S. Pantalon), dedicata al martire nicomedense del IV secolo la cui devozione proviene dall'Oriente, è sita nell'omonimo campo nel sestiere di Dorsoduro.


La prima costruzione della Chiesa, che sarà successivamente demolita per le condizioni disastrate in cui si trovava dopo due secoli di esistenza, era gotica, di stampo veneto-bizantino, suddivisa in tre navate, di cui la centrale, più alta, si concludeva con un abside poligonale finestrata. Tale costruzione potrebbe risalire all'anno 1009, commissionata dai Giordano, o al 1025, con patrocinio dei Signolo e dei Dandolo; secondo alcune voci, poi, la costruzione sarebbe precedente di almeno due secoli. Non si sa nemmeno quando sia stata eretta parrocchia, anche se con tale titolo la menziona Alessandro III Papa di Roma nel 1161. Si diceva, fu ricostruita a partire dal 1222, consacrata poi dal Vescovo di Castello Polo Ramberto, nel 1305. Un'ulteriore ricostruzione radicale fu portata a termine tra il 1684 e il 1704, dacché pericolante, su progetto del trevigiano Francesco Comin. La planimetria della nuova chiesa fu concepita a un’unica ampia navata di ordine composito, coperta da un soffitto a volta. Furono realizzate due serie di tre cappelle laterali, intercomunicanti (di cui è la seconda a destra che costituiva l’abside della chiesa del ‘200). Una di esse è dedicata a S. Teodoro, primo patrono di Venezia. Fu consacrata nel 1745, Alvise Foscari patriarca.
Lo scempio dell' "altare" protestante e antiestetico costruito dai modernisti a discapito del vero altare (visibile sul retro)
Sul presbiterio, rialzato di qualche gradino, è collocato l’imponente altar maggiore eseguito nel 1671 da Giuseppe Sardi, a più ordini, decorato con molteplici  trabeazioni, ghirlande, colonnine e policromia dovuta all' utilizzo di vari marmi. 

L'oratorio della S. Casa di Loreto
La Cappella del Sacro Chiodo
Nel 1722 venne aggiunta al corpo principale, alla sinistra del presbiterio, una cappella di pianta rettangolare dedicata alla Beata Vergine, essendo decorata con un'Incoronazione della Vergine del Vivarini e un'Annunciazione della metà del Trecento, ma chiamata dal popolo "Il Sacro Chiodo", poiché fu realizzata per contenere la preziosa reliquia, donata dalla badessa delle clarisse di Santa Chiara.
Dopo l'ultima costruzione (1744) fu realizzato l’oratorio che riproduce al suo interno la Santa Casa di Nazaret (miracolosamente portata a Loreto), e che conserva ancora tracce degli affreschi eseguiti dal celebre Pietro Longhi.
Il soffitto a volta è completamente ricoperto dai quaranta pannelli in tela, uniti, a formare la gigantesca scenografia prospettica del Martirio e gloria di San Pantalon, opera di Giovanni Antonio Fumiani , opera che richiese, per essere realizzata, vent’anni  (1680-1704). Il capolavoro copre una superficie di ben 443 metri quadrati, nel cui spazio, reso ancora più profondo dal sapiente uso della prospettiva, si affollano centinaia di personaggi. È qui raccontato il martirio del Santo e la sua accoglienza da parte di Gesù nel paradiso in un turbinio di angeli festanti, con corone, palme e strumenti musicali.
Partendo dal basso, al di sotto del maestoso architrave, che sorregge la cornice aggettante, disposti a due a due si notano nei pennacchi sopra le arcate che introducono alle cappelle laterali, i ritratti dei dodici Apostoli, che qui assurgono al ruolo figurativo di colonne portanti dell'architrave ed elementi di fondazione dell'edificio dove si celebra il martirio di Pantaleone. Allo stesso livello, le Virtù sono state pensate quali pilastri angolari dei due edifici: agli angoli verso la controfacciata sono leggibili le quattro Virtù cardinali: la Fortezza e la Temperanza (a destra), la Giustizia e la Prudenza (a sinistra); agli angoli del presbiteriostanno invece le tre Virtù teologali: a destra la Speranza (appoggiata a un'ancora) assieme alla Fede (con il calice); a sinistra la Carità (attorniata da bambini), quest’ultima raddoppiata in una scena di Assistenza agli infermi, per occupare il riquadro libero.
Sul lato destro è raffigurata la parte eminente del soffitto: qui infatti è ritratto S. Pantaleone mentre, sereno e sicuro, ascolta la condanna pronunciata dall'imperatore Diocleziano, a sua volta seduto sul seggio imperiale avvolto in un manto rosso.
Miracolo di S. Pantaleone,
di Paolo Veronese (1585 circa)
Alla controfacciata, sull'angolo destro del soffitto è simboleggiata la vittoria sul male, con alcuni diavoli che vengono fatti precipitare da un angelo con la spada e, nella fascia inferiore dalla presenza di grandi figure allegoriche. 
Al soffitto del presbiterio l’offerta del pane e del vino fatta ad Abramo da Melchisedech, re di Salem, (Gen. 1XIV17-24), in cui il santo sacerdote senza genealogia, prefigurazione del Cristo che offre se medesimo come unico accettabile olocausto, logicamente, in asse con l'altare sottostante, dove si rinnova quotidianamente, nella celebrazione della messa, il sacrificio del Salvatore ch'egli figurava. Il calice e l'ostia, emananti luce divina, quali faro di salvezza, occupano lo spazio centrale concettualmente e fisicamente; la sottostante figura femminile, abbracciata a un bambino, è l'allegoria della Carità.

La facciata è visibilmente rimasta incompiuta, come del resto molte altre in città. Anticamente una delle parrocchie più estesa, l'istituzione delle parrocchie dei Frari e dei Carmini, nonché l'estensione di quella dei Tolentini, ridussero notevolmente la sua influenza, sinché oggi, causa anche la diminuzione del numero di abitanti nella zona, è diventata succursale di quest'ultima.

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