martedì 8 agosto 2017

Il Rito Lionese

Il Santo Curato d'Ars ch'oggi festeggiamo usava, com'è naturale data la sua provenienza, celebrare col rito lionese. Si narra ch'egli avesse intenzione di recitare il Breviario Romano, per sentirsi più al resto della Chiesa, ma, essendo più lungo, avrebbe sottratto troppo tempo alla sua attività di confessore e predicatore. Andiamo ora ad approfondire brevemente la natura di questo antico rito della Chiesa Occidentale, di cui oggi si festeggia forse il più grande Santo che ne fe' uso.

Storia

Tale uso liturgico, proprio dell'Arcidiocesi di Lione, si forma attorno al IX secolo; conserva, in una struttura molto simile al rito romano, numerosi elementi propri dei riti gallicani in vigore fino a quell'età (anche se molti di essi sono andati perduti a causa della romanizzazione intentata da Carlo Magno). La sua prima stesura canonica risale all'850 e, passato indenne al Concilio Tridentino con la strenua difesa dei canonici della cattedrale di Lione e per effetto della bolla Quo primum tempore di S. Pio V (che permette la sopravvivenza dei riti vecchi d'almeno duecento anni), ha le sue prime modifiche nel corso del XVIII secolo, ad opera di Mons. de Montazet, il quale allineò il Messale lionese a quello parigino, più vicino al romano. Questa riforma fu peraltro assai contestata dal clero lionese e portò alla richiesta di decadenza del Montazet dalla carica di Arcivescovo di Lione, respinta tuttavia dal Parlement, che patteggiò a favore dell'Arcivescovo. Quest'ultimo fu anche autore di una riforma del Breviario lionese, in odore di giansenismo.
Durante la rivoluzione francese il clero lionese si occupò di una revisione in senso ortodosso di alcuni passi di quest'ultimo. Ulteriori riforme accorsero nel secolo seguente, con l'introduzione dell'accompagnamento musicale al canto sacro, che prima era sempre monodico e a cappella. Il Card. de Bonald promulgò nel 1876 il nuovo Messale Lionese; la successiva edizione è del 1904, con l'imprimatur del Card. Coullié, e ha un maggior numero di feste proprie diocesane; l'ultima edizione tipica è del 1956, essendo Arcivescovo il Card. Gerier.

Differenze tra Messa Romana e Messa Lionese (bassa)

  • Il testo delle preghiere ai piedi dell'altare è leggermente differente. Ciò è riscontrabile in molti riti latini di secondo piano, particolarmente nel Confiteor.
  • Conservazione delle sequenze, in massima parte abolite da S. Pio V per la loro origine alloctona.
  • Utilizzo di un corporale a 15, anziché a 9 parti.
  • L'ostia e il calice si elevano in un solo momento durante l'offertorio.
  • Il celebrante incrocia le braccia in due momenti del Canone (l'Unde et memores e il Supplices te rogamus).
  • Il chierichetto trasporta il Messale chiuso, e non aperto come nel rito romano.

Il Pontificale Lionese

La Messa Pontificale lionese è forse quanto di più sfarzoso si possa immaginare, con gran spiegamento di pompa liturgica e un numero enorme di ministri: almeno 36!, laddove la liturgia romana se celebrata al massimo della sua solennità non ne impiega più di 15, tant'è vero che gli stalli del coro della Cattedrale di S. Giovanni scendevano sin giù dai gradini del Santuario. Anche i ministri inferiori, poi, vestivano il manipolo, cosa riservata a chi ha avuto almeno l'ordinazione suddiaconale nel rito romano. Differenti erano anche i toni, rispetto al rito romano, nonché la maggior parte delle melodie.

Alcuni elementi di antica latinità che si sono mantenuti all'interno del pontificale lionese, e che viceversa sono scomparsi almeno a partire dall'XI secolo in quello che poi sarebbe stato codificato dal Concilio Tridentino come rito romano, si possono annoverare l'incensazione alla greca (a catena lunga), effettuata da un suddiacono, posto dietro l'Altare, durante la Consacrazione, nonché la concelebrazione sacramentale dei sei sacerdoti che assistono il Vescovo al Giovedì Santo, caso unico in tutta la liturgia latina (seppur simbolicamente conservatisi, i sei sacerdoti non concelebrano sacramentalmente in nessun altro luogo, come la teologia medievale ha prescritto, vedendo nell'unico celebrante la figura dell'unico sacerdozio di Gesù Cristo).

Il Rito Lionese oggi

La commissione bugniniana del Concilio Vaticano II pensò a riformare anche il rito lionese, ma nei fatti esso fu completamente sostituito dal rito romano moderno. Anche gli istituti che celebrano la liturgia tradizionale nell'arcidiocesi lionese (FSSPX e FSSP) sono di rito romano, e dunque il rito lionese di fatto non è più celebrato (la fraternità di S. Ireneo e alcuni canonici lionesi provarono a restaurare l'usanza, senza successo, negli anni Novanta), e ad oggi la ripresa della celebrazione in rito lionese tradizionale sarebbe assai difficile, dacché non esiste più alcun chierico vivente che abbia imparato in seminario tale rito.

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