martedì 15 agosto 2017

In Assumptione Beatae Mariae Virginis

Allelúja, allelúja. Assumpta est María in coelum: gaudet exércitus Angelórum. Allelúja.

Si rallegrano gli angeli e cantano inni gioiosi per il grande e glorioso dies natalis della Beata Vergine Maria, la quale oggi vien glorificata in anima e corpo, è assunta al cielo per divenire regina del Regno di Cristo! Ella, concluso il suo bel cammino iniziato coll'Annunciazione, ha il suo trionfo celeste, lei che portò nel ventre il Cristo Signore e lo allattò al seno. Ella è assunta al cielo, ove l'accolgono festanti gli Angeli e i Beati, porgendole l'aurea corona di Signora dell'Universo, ove l'attende il suo Figlio Gesù, donde presso suo Figlio è e sarà avvocata e mediatrice per noi peccatori.

Il mistero della dormizione

Nelle Sacre Scritture apparentemente non vi è traccia della sorte finale di Maria. La vicenda, tanto cara all'iconografia orientale, in cui è molto diffusa la raffigurazione della Vergine sul letto di morte nel Getsemani con gli Apostoli attorno a lei, ha origine in leggende apocrife del IV secolo, tanto meravigliose e spettacolari quanto diverse ed incoerenti tra loro. Secondo queste leggende, per esempio quella del Transitus Beatae Virginis dello pseudo-Giuseppe d'Arimatea, Maria si sarebbe addormentata per tre giorni (che richiamano simbolicamente i tre giorni trascorsi dal Cristo nel sepolcro prima di risorgere), dopo che gli Apostoli le avevano celebrato il funerale; il terzo giorno S. Tommaso volle aprire la tomba, e si scoprì che il corpo più non v'era, ma era stato portato direttamente in cielo da Nostro Signore Gesù Cristo, secondo quella che sarebbe dovuta essere la sorte di tutti gli uomini, se i nostri progenitori non avessero disubbidito a Dio. C'è chi ha voluto cercare una prova scritturale di questa fede comune della Chiesa nel versetto dell'Apocalisse Signum magnum appáruit in coelo: múlier amicta sole, et luna sub pédibus ejus, et in cápite ejus coróna stellárum duódecim (XII, 1), che è anche l'introito della festa odierna; altri nel versetto della Genesi Inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum et tu insidiaberis calcaneo ejus. Altri, più in generale, trovano che molte delle frasi pronunciate dalla Sapienza nei libri sapienziali della Bibbia (che tutti i cristiani antichi considerano essere una prefigurazione allegorica di Maria) possano avere compimento solo dopo aver assunto che ella sia stata portata al Cielo in anima e corpo, e da lì sia potente intercessione per noi anzi a Dio.
Altri, forse meglio, notano che i primi cristiani, pur molto intenti a ritrovare e venerare le reliquie dei martiri e dei santi, non abbiano mai trovato (né del resto mai cercato, come si deduce da diverse fonti) le spoglie mortali della Beata Vergine Maria: è dunque da opinare che nella Chiesa antica fosse ben nota, forse addirittura per testimonianza diretta degli Apostoli, la sorte subita dalla Santa Vergine, sorte che dal Concilio di Efeso nel 431 è stata così definita: Non conobbe la corruzione del sepolcro il corpo di Maria: Iddio l'ha portata in Paradiso.

Interpretazione ed evoluzione storica

Tra le cose che più colpiscono coloro che si avvicinano alle diverse forme della liturgia è la differenza nominale tra Assunzione, come è chiamata la festa odierna in Occidente, e Dormizione, come invece la chiamano tutte le Chiese Orientali, tanto che molti inesperti hanno addirittura pensato a una differenza dottrinale tra le due. Ma per capire questo è necessario analizzare con ordine l'evoluzione storica di questa credenza della Chiesa.

Come avresti potuto essere concepita e poi svanire in polvere, esclama san Germano, Tu che, per la carne che desti al Figlio di Dio liberasti il genere umano dalla corruzione della morte? Era mai possibile che il vaso del tuo Corpo, che fu pieno di Dio, se ne andasse in polvere, come qualsiasi carne? Colui, che si è annientato in te, è Dio fin dal principio e perciò vita, che precedette i secoli, ed era necessario che la Madre della Vita abitasse insieme con la Vita e cioè che si addormentasse per un istante nella morte, per assomigliare a Lui e che poi il passaggio di questa Madre della Vita fosse come un risveglio. Un figlio prediletto desidera la presenza della madre e la madre, a sua volta, aspira a vivere col figlio. Era giusto perciò che salissi al Figlio tu che ardevi nel cuore di amore per Dio, frutto del tuo seno; era giusto ancora che Dio, nell'affetto filiale che portava alla Madre sua, la chiamasse presso di sé a vivere nella sua intimità.

Queste parole sono tolte dal primo discorso sulla Dormizione di S. Germano; i suoi due sermoni su tale festa, uniti ai poetici inni di S. Giovanni Damasceno, sono una testimonianza della radicazione della fede ortodossa nella Dormizione, secondo la credenza antica del sonno di tre giorni e della successiva assunzione al cielo, da cui l'Oriente Cristiano mai difettò.
Decisamente più complessa fu la questione in Occidente: sebbene la dottrina dell'Assunzione fosse stata universalmente diffusa e accettata, i teologi gallicani, che ripugnavano gli apocrifi e dunque questa tesi che da essi pareva esser stata tolta, attorno al IX secolo fecero depennare l'Assunzione dall'elenco delle feste mariane, invocando una riesamina della stessa (concilio capitolare di Aix-la-Chapelle, 800 circa), che si concluse poco più di tredici anni dopo con la conferma del Concilio di Magonza. Il secolo IX non fu tuttavia esente da altre contestazioni sull'argomento, tra cui Adone, scettico, e uno pseudografo di S. Girolamo, Pascasio Radberto, il quale compose a nome del gran santo un sermone, conosciuto come Cogitis me, incentrato sulla morte della Madonna e fortemente scettico sul suo transito corporale al cielo. Peraltro, questo sermone divenne popolare anche in ambiente favorevole alla festa dell'Assunzione, entrando persino nel Breviario e aumentando la confusione, sino alla salutare riforma di S. Pio V. E' da dire che anche grandi santi come S. Bernardo, pur mai negandola, non fanno mai riferimento all'Assunzione della Vergine; pare tuttavia che la gran massa del clero e dei fedeli sia stata poco condizionata dalle obiezioni di questi pochi, per quanto importanti fossero, specialmente dacché l'Assunzione era stata chiaramente affermata come fede comune della Chiesa, e non come episodio di ispirazione apocrifa, così come effettivamente è (a pensarci, è più probabile che l'Apocrifo sia stato scritto in seguito alla fede ecclesiastica già diffusa da almeno due secoli e mezzo, al tempo della redazione).
Tutto questo, con ordine, razionalità e austerità scolastiche, non senza una profonda devozione mariana trasparente dalle armoniche, precise e profonde righe, è chiarificato, inquadrato e confermato da uno pseudografo di S. Agostino del X-XI secolo, che nel suo Liber unus de Assumptione BMV riordina tutti i riferimenti scritturali sani e le credenze tradizionali, legittimando completamente il culto dell'Assunzione e slegandola definitivamente dall'influsso degli apocrifi.

Nessuno nega che Cristo poté concedere a Maria questo privilegio. Se Egli lo poté, lo volle, perché vuole tutto quello che è giusto e conveniente. Pare dunque che si possa, con ragione, concludere che Maria godette nel corpo, come nell'anima, una felicità inenarrabile nel Figlio e con il Figlio; che sfuggì alla corruzione della morte colei la cui integrità verginale fu consacrata, dando alla luce un Figlio così grande. Vive tutta intera colei dalla quale noi abbiamo la vita perfetta, è con Colui che portò nel suo seno, presso Colui che concepì, generò, nutrì della sua carne. Madre di Dio, nutrice di Dio, domestica di Dio, compagna inseparabile di Dio. Io non ho la presunzione di parlare di lei in modo diverso, perché non oso pensare in modo diverso" (op. cit., col. 1148)

Apparentemente, la fede nell'Assunzione parve uscire rinforzata dalla teologia del secondo medioevo (venendo appoggiata e sostenuta dai grandi come S. Tommaso e S. Bonaventura), e parve passare indenne alle eresie (dal protestantesimo all'illuminismo, nonché in tempi più recenti al modernismo) che nei secoli a venire misero in dubbio questa credenza. Nonostante ciò, alla maggior parte dei vescovi, interrogati dal Sommo Pontefice, parve opportuno che questa fede venisse confortata dalla proclamazione dommatica; e così fu. Pio XII, il primo novembre 1950, con la bolla dommatica Munificentissimus Deus, proclamò solennemente il dogma dell'Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria, alla quale chiunque non creda è scomunicato ed è fuori dalla salutare comunione della Chiesa Cattolica.

E' dogma rivelato che Maria, l'Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine, al termine della sua vita terrena, fu elevata, anima e corpo, alla gloria del cielo. (Pio XII, Munificentissimus Deus)

Veniamo ordunque alla differenza tra Dormizione e Assunzione: è una differenza quasi sostanzialmente lessicale, che identifica una diversa luce dalla quale è visto il medesimo mistero:
  • La prospettiva orientale (Dormizione) si conforma alla fede dei primi secoli, raccontata anche negli scritti apocrifi e citata da molti Padri (cfr. S. Gregorio Teologo), e prevede che la Beata Vergine si sia addormentata e, sepolta nel Getsemani dagli Apostoli, abbia trascorso tre notti nel sepolcro senza però andare incontro alla morte corporale, e poi il Figlio suo l'abbia portata gloriosamente nel Cielo
  • La prospettiva occidentale (Assunzione), per effetto delle disquisizioni del medioevo che avevano portato a lasciar da parte la narrazione tradizionale per concentrarsi sulla possibilità teologica di un'assunzione corporale, parla solo del momento in cui Gesù Cristo porta la Madre sua al Cielo nella gloria degli angeli e dei santi, senza specificare in quale momento, ne se ciò è stato effettivamente preceduto da un sonno di tre giorni nella tomba.
Si può affermare in definitiva che la formula inclusiva dell'Assunzione, così come è stata solennizzata da Pio XII, non esclude né comporta necessariamente la Dormizione, che però essendo antica credenza comune di tutta la Chiesa resta valida e venerabile per tutte le tradizioni che sono legate a questa interpretazione.

La festa nei tempi antichi

Le più antiche liturgie ad avere inserite nel proprio calendario la festa della dormitio sono quelle copta e siriaca, alle quali tradizioni peraltro si riconducono le narrazioni apocrife; la Chiesa Gerosolimitana ha sin dal 450 una festa dedicata a Maria Santissima (la festa della Παναγία), ma che fino al VII secolo almeno non ha riferimento alcuno all'Assunzione. A istituirla nel tipico costantinopolitano (inizi del VII secolo) fu l'Imperatore Maurizio, il quale ritenne che fosse necessario onorare particolarmente questo evento, conformandosi così a quella che il Concilio Efesino stesso aveva approvato come verità di fede dettata dalla Chiesa sulla base della tradizione apostolica. La festa dell'Assunzione è introdotta a Roma verso l'anno 650 e nella stessa epoca, forse anche alquanto prima, come in Gallia per la dipendenza di san Gregorio di Tours dagli apocrifi, l'Assunzione diviene oggetto di una commemorazione solenne fatta prima il 18 gennaio e più tardi il 15 agosto.
Nell'Urbe la festa dell'Assunzione venne subito di buon grado accettata dai Sommi Pontefici; la prima liturgia di questo giorno era in realtà una celebrazione ordinaria arricchita di un solo riferimento all'Assunzione, ovverosia l'orazione che accompagnava la processione prima della Messa stazionale a S. Maria Maggiore:

Veneranda nobis, Domine, hujus diei festivitas, in qua Sancta Dei Genetrix mortem subiit temporalem. Nec tamen mortis nexibus deprimi potuit, quae Filium tuum Dominum nostrum de se genuit incarnatum. Per eundem...
Dobbiam noi venerare, o Signore, la festa di questo giorno, in cui la Santa Madre di Dio subì la morte temporale. Ma non poté tuttavia esser tenuta dai legacci della morte, colei che generò dentro di sé il Figlio tuo e Signore nostro incarnato. Per lo stesso...

"Non si poteva essere insieme più sobrii, più completi e più precisi. La fede nella morte, nella risurrezione e nell'Assunzione di Maria è affermata nettamente ed è messo in evidenza il motivo fondamentale di questa fede: la Maternità divina o, meglio, il fatto che la carne di Cristo, Verbo Incarnato, è stata presa da Maria." commenta il Gueranger. Questa colletta risale al secolo VIII, e le parole in essa contenute possono ritrovarsi in quelle utilizzate da S. Andrea di Creta (vescovo dal 711 al 720) nel suo triduo di prediche sulla Dormizione.

Stando allo Schuster,

La Messa Romana

La Messa Tridentina, così come l'Ufficio, dell'Assunzione della Vergine ancora al tempo del Tridentino non avevano una liturgia veramente propria: molte parti erano tratte dal comune delle feste della Madonna, e le stesse antifone di Laudi e Vesperi erano per metà proprie e per metà prese dal comune. Fu solo nel 1951 che Pio XII, per solennizzare ulteriormente la festa di cui aveva proclamato il dogma qualche Mese prima, fece riscrivere una nuova Messa e un nuovo Ufficio.

Fa infatti scrivere degli appositi inni per il Mattutino e le Laudi, muta i passi biblici dei capitoli, e finanche le letture del Mattutino (le tre dal Cantico dei Cantici che, secondo il comune, corredavano il primo notturno, sono sostituite da una dalla Genesi e due dalla prima lettera paolina ai Corinzi, sul tema della morte; al bel sermone di S. Giovanni Damasceno del II notturno è aggiunto un breve estratto della solenne proclamazione dogmatica; è totalmente rivoluzionato il Vangelo, e dunque anche le tre letture omiletiche del III notturno).

Per quanto concerne la Messa, viene scelta una nuova Epistola, non più tratta dal comune, ma dal libro di Giuditta (XIII, 22-25 et XV, 10), che poi è la stessa della festa dei Sette Dolori della B.V. Maria: in essa Maria è presentata come corredentrice, come colei che soffrendo insieme al Figlio ha contribuito attivamente alla nostra redenzione: e così come Nostro Signore doveva morire per poter gloriosamente risorgere, così era necessario che una spada trafiggesse il cuore della Madonna perché ella potesse trionfalmente esser portata a regnare nei cieli. "Maria ci appare, oggi più che mai, Regina vivente e trionfante nel cielo e i nostri canti di gioia si uniscono alla lode di santa Elisabetta, per salutarla benedetta fra tutte le donne e possiamo e dobbiamo rivolgere le parole, che il Sommo Sacerdote Onia diceva a Giuditta, molto tempo prima della Incarnazione, a Colei che per il demonio è più temibile di tutta l'armata dei cristiani e che sul Calvario, unita al Figlio immolato, schiacciò il capo al serpente". (Gueranger)

Viene completamente cambiato anche il Vangelo. Nell'età più antica il Vangelo odierno era l'insieme armoniosa di due passi diversi: l'episodio di Marta e Maria (Luca X, 38-42) e l'episodio della donna che esclama a Gesù Beatus venter (XI, 27-28); questi due passi erano legati da molti secoli, tant'è che ancora oggi si leggono in questa festa, nonché nel Grande Ufficio di Paraclisi nei quindici giorni precedenti, nella chiesa bizantina. Nei secoli questi due passi si scindettero, e mentre il primo restò come Vangelo di questa festa, il secondo passò all'officiatura penitenziale della vigilia. La riforma piana optò comunque per la sostituzione di questo Vangelo con uno più prettamente mariano, tolto dalla festa della Visitazione, ossia l'incontro con S. Elisabetta e l'inizio del gran cantico del Magnificat. Anche se poco relato alla festa apparentemente, sono sempre incredibili i sentimenti a cui il cuore si apre alle parole del Cantico della Beata Vergine, parole che secondo il Gueranger "furono senza dubbio la preghiera di tutta la vita della Santa Vergine e la Chiesa, cantando il Magnificat ogni giorno, in tutte le solennità vi trova sempre un senso nuovo e più profondo. Maria lo ripeté a Nazaret, a Cana, dopo la Risurrezione, sul Monte degli Ulivi, quando Gesù salì al cielo e molti autori spirituali pensano che lo cantasse, nel suo cuore colmo di dolore, il Venerdì santo a sera, mentre discendeva dal Calvario". In questo senso dunque, essendo stato l'inno di esultanza di tutta la vita della Vergine, non può che essere l'inno di esultanza anche della sua esaltazione celeste.

La Divina Liturgia bizantina

Anche nella liturgia bizantina nei secoli si è aumentata la solennità tribuita a questa gran festa, che ispirò la devozione e l'eloquenza di grandi padri come lo pseudo-Dionigi l'Aeropagita (V secolo), Modesto di Gerusalemme (VII secolo), Andrea di Creta (VIII secolo), S. Giovanni Damasceno (VIII secolo), Germano di Costantinopoli (VIII secolo)...

L'apolytikion e il kontakion magnificano la natura della Madonna, che sola poté partorire vergine ed esser preservata dalla corruzione del sepolcro, dacché "qual madre della vita l'ha portata alla vita, colui che in nel suo sempre vergine grembo prese dimora"; in essi è cantato l'inno di lode, e ovviamente è supplicata l'intercessione della più grande nostra mediatrice in cielo tra i santi, alla quale "tutti dopo Dio ricorriamo, qual fermo baluardo e difesa". Dal Magnificat sono tratti invece gli stichi del Prokimenon.

L'Apostolo è tratto dalla lettera paolina ai Filippesi (II; 5-11), nel quale è cantata la lode di Gesù Cristo, venendone raccontate mirabilmente e concisamente l'Incarnazione, la Passione e il trionfo finale; nulla di strano che la Chiesa applichi queste parole anche alla Santa Vergine, la quale lo ha accompagnato in tutta la sua vita umana e divina, ricevendo dentro al suo grembo verginale il Verbo Incarnato, accompagnando con lacrime e dolori la Passione, ed infine compartecipando in questo giorno della gloria celeste del Figlio, Re di tutto l'Universo, del quale ella è incoronata dal Figlio suo Regina.

Come sopraddetto, il Vangelo è l'unione del brano di Marta e Maria e di quello della donna che beatifica il grembo che portò il Cristo. A proposito degli ultimi due versetti, troppo spesso interpretati da parte degli eretici come una sminuizione dalla Madonna, a causa della frase Μενοῦνγε μακάριοι οἱ ακούοντες τὸν λόγον τοῦ Θεοῦ καὶ φυλασσοντες αὐτόν (dove il Μενοῦνγε ha un valore contrappositivo molto forte), si consiglia di leggere la bella omelia di S. Giovanni Crisostomo su questo passo, che chiarifica la visione cattolica di esso.

Il Megalinario odierno è tutto particolare, perché tolto dalla IX ode del Mattutino, ed è forse una delle più belle magnificazioni della Madonna, presentando veramente la bellezza soprannaturale di questa creatura naturale.

Αἱ γενεαὶ πᾶσαι μακαρίζομέν σε, τὴν μόνην Θεοτόκον.
Νενίκηνται τῆς φύσεως οἱ ὅροι, ἐν σοὶ Παρθένε ἄχραντε· παρθενεύει γὰρ τόκος, καὶ ζωὴν προμνηστεύεται θάνατος. Ἡ μετὰ τὸκον Παρθένος, καὶ μετὰ θάνατον ζῶσα, σῴζοις ἀεί, Θεοτόκε, τὴν κληρονομίαν σου.
Tutte le generazioni ti proclamano beata, la sola Madre di Dio.
Furon vinte in te, o Vergine immacolata, le leggi della natura: Verginale fu il tuo parto, e la tua morte fu foriera di vita. Tu, Vergine dopo il parto, vivente dopo la morte, salva sempre, o Madre di Dio, la tua eredità.

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