mercoledì 23 agosto 2017

Llibre Vermell de Montserrat - Cuncti simus concanentes


Il Llibre Vermell de Montserrat (letteralmente, "Libro Rosso di Montserrat") è un manoscritto del XIV secolo, conservato nel monastero benedettino di Montserrat (vicino a Barcellona), meta ambita di pellegrinaggio nel Medioevo, essendo un gran santuario mariano in cui è custodita una statua miracolosamente ritrovata (nonché anticamente ritenendosi che il Sacro Calice di Nostro Signore fosse ivi custodito). Nella biblioteca di tale monastero era custodito gran parte del patrimonio musicale tardomedievale di ambito mozarabico e ispanico, che andò quasi completamente perduto a causa di un incendio appiccato dalle truppe napoleoniche nel 1812. Il Llibre Vermell, unico manoscritto superstite, era anticamente formato da 172 fogli scritti da ambedue le facciate, di cui oggi ne sopravvivono 137, di cui però solo sette contengono musica (il resto sono altri testi, prosastici, di argomento religioso o liturgico).

Il monastero e la statua della Vergine veneratavi

Il Monastero fu costruito nel luogo in cui una immagine della SS. Vergine (La Mare de Déu de Montserrat) fu ritrovata da alcuni pastorelli in una grotta nell'880, guidati da una luce miracolosa. Questa statua si fece poi pesantissima al momento in cui il vescovo voleva trasportarla in un monastero, e questo segno fu interpretato come la volontà della Vergine di restare in quel luogo, ove agli inizi dell'XI secolo un monaco benedettino fondò un eremo, inizialmente dipendente dal Monastero di S. Maria di Ripoll, da cui poi si separò in occasione dello Scisma d'Occidente (durante il quale i monserratini appoggiarono il Papa di Roma, mentre i ripollini si schierarono con l'antipapa avignonese). La Mare de Déu de Montserrat, statua lignea dorata e dipinta della Madonna Nera col Bambin Gesù, è ancor oggi venerata nel monastero, e per decreto di Papa Leone XIII nella diocesi catalana è onorata con uno speciale ufficio il 27 aprile.

Nel Llibre Vermell è contenuta dunque una collezione di dieci canti (tre canoni, cinque danze, due polifonie), tutti anonimi e di composizione quasi sicuramente anteriore alla data della copiatura, in catalano, occitano e latino. La loro funzione era principalmente quella di accompagnare il viaggio dei numerosi pellegrini che ascendeano all'impervia rocca di S. Jaume, ove trovasi il monastero, per venerare la Santa Vergine. Nel folium XXII del libro leggiamo infatti:

Quia interdum peregrini quando vigilant in ecclesia Beate Marie de Monte Serrato volunt cantare et trepudiare, et etiam in platea de die, et ibi non debeant nisi honestas ac devotas cantilenas cantare, idcirco superius et inferius alique sunt scripte. Et de hoc uti debent honeste et parce, ne perturbent perseverantes in orationibus et devotis contemplationibus.

"Giacché nel frattempo i pellegrini, quando vegliano nella chiesa della Beata Vergine Maria di Montserrat, vogliono cantare e gioire, e anche in piazza durante il giorno, e lì non debbono cantare se non cantilene oneste e devote, per tal ragione ne son state scritte alcune, sopra e sotto. E di queste debbon servirsi onestamente e con moderazione, acciocché non disturbino coloro che si dedicano alla preghiera e alle devote contemplazioni."

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Cuncti simus concanentes

Moderna trascrizione della partitura
Contenuta nel folium XXIV, è una danza (a ball redon) dedicata all'Annunciazione della Beata Vergine Maria. Il testo si basa sulla ripetizione di poche frasi molto simili tra loro, che tuttavia esprimono con pienezza il mistero inneggiato; ascoltando il pezzo si può anche apprezzare la resa musicale, che pur non utilizzando gli stilemi propri del canto sacro, quanto piuttosto di quello crociato o pellegrino (che associa ritmi profani a testi di argomento religioso), non svilisce in alcun modo la natura sacra del testo, e anzi riesce ugualmente a ispirare pii sentimenti nel pellegrino che lo recita nella sua faticosa ascensione.

Notare le particolarità linguistiche del tardolatino catalano, come la k davanti alla vocale a (per la verità la ricostruzione di un uso della latinità più antica, diffusosi per archeologismo a partire dal 1300), oppure l'h dopo la J iniziale dei nomi ebraici (è diffusa, in altri testi, per esempio, la grafia Jherusalem per Jerusalem).

Cuncti simus concanentes: Ave Maria!

Virgo sola existente en affluit angelus.
Gabriel est appelatus atque missus celitus.
Clara facieque dixit: Ave, Maria!
Clara facieque dixit: Ave, Maria!

Cuncti simus concanentes: Ave Maria!

Clara facieque dixit, audite, karissimi,
clara facieque dixit, audite, karissimi.
En concipies, Maria, Ave Maria!
En concipies, Maria, Ave Maria!

Cuncti simus concanentes: Ave Maria!

En concipies, Maria, audite, karissimi,
en concipies, Maria, audite, karissimi,
pariesque filium. Ave Maria!
Priesque filium. Ave Maria!

Cuncti simus concanentes: Ave Maria!

Pariesque filium, audite, karissimi,
pariesque filium, audite, karissimi.
Vocabis eum Jhesum. Ave Maria!
Vocabis eum Jhesum. Ave Maria
Tutti andiam cantando insieme: Ave Maria!

Vergine unica tra tutte, ecco giunge l’angelo!
Gabriele è il suo nome, è mandato dal cielo!
E con volto radioso disse: Ave Maria!
E con volto radioso disse: Ave Maria!

Tutti andiam cantando insieme: Ave Maria!

E con volto radioso disse, udite o carissimi,
E con volto radioso disse: udite o carissimi.
Ecco, concepirai, o Maria, Ave Maria!
Ecco, concepirai, o Maria, Ave Maria!

Tutti andiam cantando insieme: Ave Maria!

Ecco, concepirai, o Maria, udite o carissimi,
Ecco, concepirai, o Maria, udite o carissimi.
E partorirai un figlio. Ave Maria!
E partorirai un figlio. Ave Maria!

Tutti andiam cantando insieme: Ave Maria!

E partorirai un figlio. udite o carissimi,
E partorirai un figlio. udite o carissimi.
Lo chiamerai Gesù. Ave Maria!
Lo chiamerai Gesù. Ave Maria!


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