venerdì 18 agosto 2017

S. Elena imperatrice, pari agli apostoli

Adattato da un testo di Antonio Borrelli

Nell’iconografia e nella tradizione liturgica, sant’Elena, oltre ad essere chiamata "ἱσαπόστολος" (pari agli apostoli), titolo portato da Maria Maddalena, dai SS. Cirillo e Metodio e da poche altre personalità, è raffigurata spesso insieme al figlio, l’imperatore Costantino, al quale in vita fu legata dal tenacissimo affetto, ambedue posti ai lati della Croce, simbolo della più  grande impresa  di Elena, l'invenzione della Vera Croce sulla quale portò la Passione Nostro Signore Gesù Cristo.


Di Elena i dati biografici sono scarsi: nacque verso la metà del III secolo forse a Drepamim in Bitinia, cittadina a cui fu dato il nome di Elenopoli da parte di Costantino, in onore della madre.Non si sa in che occasione incontro Costanzo ne la qualità legale del loro rapporto, poiché Girolamo la chiama sia "concubina" sia "moglie".
Nel 280 ca. a Naisso in Serbia, partorì Costantino che allevò con amore; ma nel 293 il marito Costanzo divenne ‘cesare’ e per ragioni di Stato dovette sposare Teodora, figliastra dell’imperatore Massimiano Erculeo; Elena Flavia fu allontanata dalla corte e umilmente rimase nell’ombra.
Cima da Conegliano
Il figlio Costantino venne allevato alla corte di Diocleziano (243-313) per essere educato ad un futuro di prestigio; in virtù del nuovo sistema politico della tetrarchia, nel 305 Costanzo Cloro divenne imperatore e Costantino lo seguì in Britannia nella campagna di guerra contro i Pitti; nel 306 alla morte del padre, acclamato dai soldati ne assunse il titolo e il comando.
Divenuto imperatore, Costantino richiamò presso di sé Elena sua madre, dandole il titolo di Augusta, la ricoprì di meriti e di onorificenze, dandole libero accesso al tesoro imperiale, facendo incidere il suo nome e la sua immagine sulle monete.
Di queste prerogative Elena Flavia Augusta ne fece buon uso, gratificò meritevoli persone di ogni ceto e intere città, la sua bontà arrivava in soccorso dei poveri con vesti e denaro; fece liberare molti condannati dalle carceri o dalle miniere.
Fu donna di splendida fede e quanto abbia influito sul figlio, nell’emanazione nel 313 dell’editto di Milano che riconosceva libertà di culto al cristianesimo, non ci è dato sapere.
Ci sono due ipotesi storiche, una di Eusebio che affermava che Elena sia stata convertita al cristianesimo dal figlio Costantino e l’altra di s. Ambrogio che affermava il contrario; certamente deve essere stato così, perché Costantino ricevé il battesimo solo in punto di morte nel 337.
Ad ogni modo Elena visse esemplarmente la sua fede, nell’attuare le virtù cristiane e nel praticare le buone opere; partecipava umilmente alle funzioni religiose, a volte mischiandosi in abiti modesti tra la folla dei fedeli; spesso invitava i poveri a pranzo nel suo palazzo, servendoli con le proprie mani.
Forse per episodi oscuri legati alle vicende famigliari che coinvolgevano il figlio Costantino, a 78 anni nel 326, Elena intraprese un pellegrinaggio penitenziale ai Luoghi Santi di Palestina: qui si adoperò per la costruzione delle Basiliche della Natività a Betlemme e dell’Ascensione sul Monte degli Ulivi, che Costantino poi ornò splendidamente.

La tradizione narra che Elena, salita sul Golgota per purificare quel sacro luogo dagli edifici pagani fatti costruire dai romani, scoprì la vera Croce di Cristo, perché il cadavere di un uomo messo a giacere su di essa ritornò miracolosamente in vita. Questo episodio miracoloso è stato raffigurato da tanti artisti, ma i più noti sono i dipinti nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma e nel famoso ciclo di S. Francesco ad Arezzo di Piero della Francesca. Insieme alla Croce furono ritrovati anche tre chiodi, i quali furono donati al figlio Costantino, forgiandone uno nel morso del suo cavallo e un altro incastonato all’interno della famosa Corona Ferrea, conservata nel duomo di Monza. L’intento di Elena era quello di consigliare al figlio la moderazione ed indicargli che non c’è sovrano terreno che non sia sottoposto a Cristo; inoltre avrebbe indotto Costantino a costruire la Basilica dell’Anastasis.

Fu da subito considerata una santa e con questo titolo fu conosciuta nei secoli successivi; i pellegrini che arrivavano a Roma non omettevano di visitare anche il sepolcro di S. Elena, situato tangente al portico d’ingresso della Basilica dei Santi Marcellino e Pietro.
Il grandioso sarcofago di porfido fu trasportato nell’XI secolo al Laterano e oggi è conservato nei Musei Vaticani. Il suo culto si diffuse largamente in Oriente e in Occidente, l’agiografo Usuardo per primo ne inserì il nome nel suo Martirologio al 18 agosto e da lì passò nel Martirologio Romano alla stessa data; nel Calendario Romano universale la sua festa non è inserita, ma lo è nel proprio Veneziano e in molti altri, che godono persino di un formulario di Messa particolare pro aliquibus locis per questo giorno. In Oriente è venerata il 21 maggio insieme al figlio S. Costantino imperatore.
Gli strumenti della Passione da lei ritrovati, furono custoditi e venerati nella Basilica romana di S. Croce in Gerusalemme, da lei fatta costruire per tale scopo, le sue reliquie hanno avuto una storia a parte, già dopo due anni dalla sepoltura a Roma, il corpo fu trasferito a Costantinopoli e posto nel mausoleo che l’imperatore aveva preparato per sé.
Le reliquie di S. Elena a Venezia
Poi le notizie discordano, una prima tradizione dice che nell’840 il presbitero Teogisio dell’abbazia di Hauvilliers (Reims) trasferì le reliquie in Francia; una seconda tradizione afferma che verso il 1140 papa Innocenzo II le trasferì nella Basilica romana dell’Aracoeli e infine una terza tradizione dice che il canonico Aicardo le portò a Venezia nel 1212.

Per la premura che voi aveste nel trarre dalle rovine in cui stava nascosta la santa Croce di Gesù Cristo, e per lo strepitoso miracolo dell'immediato e perfetto risanamento di un moribondo con cui il Cielo benedisse i vostri desideri, perchè si distinguesse da tutti gli altri il legno della comune redenzione, otteneteci, o incomparabile sant'Elena, di non gloriarci mai d'altro se non che della Croce di Gesù Cristo, e di portare con santa rassegnazione la croce dei patimenti. Tre Gloria Patri.

Post-scriptum: in occasione della recente visita in Grecia delle Sante Reliquie custodite nella Chiesa di S. Elena a Venezia, il gestore di un blog amico, "Traditio liturgica", ha dedicato alcuni articoli alla veracità delle reliquie veneziane della santa imperatrice e alla strumentalizzazione fattane in quest'ultimo evento. Questa inchiesta molto ben fatta si può leggere qui e qui.

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